Cliché

06/10/2015
 
CLICHÉ
 
Tornavo a casa sulla mia Audi Q3 nera, pestando sul pedale dell'acceleratore, superando lente e miserrime utilitarie.
Finalmente, davanti al cancello di casa, lo aprivo con il telecomandino, in sincrono con l'apertura del basculante elettrico del garage. É comodo, quando piove. Mentre stavo parcheggiando, lanciavo un'occhiata al piccolo e solitario ulivo fronte casa: soddisfatto per come stava superando gli inverni, leggermente infastidito dalla sua lentissima crescita.
Chiudevo la portiera del mio suv, accedendo a veloci passi nell'open-space del soggiorno-pranzo con angolo cottura. Chiavi sul mobiletto, valigetta sul divano, allentavo il nodo della cravatta di seta stile "uomo di successo".
Avvicinavo la scala a vista, unica rampa con struttura in acciaio e parapetto in vetro, per accedere al piano superiore.
E allora... Solo allora...
Mi sono svegliato di colpo.
Infreddolito, sudacchiato, impaurito.
Ragazzi, che incubo!