Compagni di viaggio

20/01/2016
 
COMPAGNI DI VIAGGIO
 
Nella mia professione, come probabilmente in molte altre, una delle questioni più importanti è la necessità di condividere con qualcuno la passione che arde in noi. Colleghi, ma soprattutto maestri, che ci accompagnino lungo la via.
Infinite, soggettive ed uniche le sfaccettature dell'umana natura che portano ciascuno a queste scelte.
Johnson ha scelto Mies, Zevi ha scelto Gehry, Ando ha scelto Le Corbusier, Botta ha scelto Kahn. Ricordo che il mio primo professore di progettazione all'università aveva palesemente scelto Loos.
Tutti hanno scelto i propri compagni di viaggio, e chissà quanti ne hanno scelti, quanti erano attorno al loro tavolo di lavoro, mentre progettavano nel silenzio.
A seconda del momento storico, un architetto può aver scelto maestri il cui gusto è condiviso dalla società, o dalla critica ufficiale, oppure da entrambe. Ma potrebbe non essere così.
"Scegliere" nel senso di aver avuto modo di incrociarli, conoscerli, studiarne le opere, leggerne gli scritti, condividerne pensieri importanti e sostanziali. 
In successione, lungo il mio percorso, ho incontrato e scelto: Wright, Le Corbusier, Mies, Piano, Ando, Botta, Libera, Scarpa, Kahn, Soleri, Campo Baeza, Vacchini, Dogma, Aravena.
Alcuni li ho persi per strada, altri viaggiano ancora al mio fianco.
Il conforto è che nessuno può allontanare da noi i maestri che abbiamo scelto: ciascuno può farlo solamente da sé, riflettendo solamente per sé.
Quindi, come per molte altre questioni della vita, è sempre più interessante conoscere e cercare di capire il "perché/pensiero" da cui deriva il "come/modo", che il "cosa/opera" derivata dal "chi/persona".
Questo rende così affascinante il mondo della critica d'architettura, sviluppata in primis da ogni architetto che si reputa tale convivendo ogni giorno con la propria passione, e poi dai critici di mestiere.
Ma la verità non abita le tasche di nessuno, e tutte le opinioni sono interessanti da ascoltare.