Con-corsi d'architettura

29/12/2015
 
CON-CORSI D'ARCHITETTURA
 
di Diego Candito
 
Una decina d'anni fa, studente d'architettura, ho scoperto un sito internet, Europaconcorsi, in cui venivano pubblicati i bandi di concorsi d'architettura a livello europeo. Non ero tanto interessato all'idea di parteciparvi, anche se pensavo che prima o poi sarebbe arrivata anche per me l'occasione, quanto alla possibilità di osservare le tendenze del presente.
 
Devo confessare che per lungo tempo mi sono sentito come un Louis Kahn alle prese con l'International Style: osservavo, tentavo di capire, provavo ad imitare, ma probabilmente non era nelle mie corde. Suonavo irrimediabilmente stonato. Pensavo che prima o poi sarebbe arrivata anche per me una Roma ad illuminarmi.
Anni dopo, una delle mie epifanie romane fu la conoscenza dell'opera di Alejandro Aravena e, soprattutto, dei suoi scritti. Oggi va un po' meglio, e la nomina di Aravena a direttore della 15^ Biennale di Architettura di Venezia inebria l'aria che mi circonda di un delicato profumo di cambiamento. Spero di non sbagliarmi.
 
In quegli anni, mi trovai a leggere alcune righe di un libro di Renzo Piano sui concorsi d'architettura in Italia. Non riteneva la situazione propriamente rosea. Pensavo fosse pessimista, anche se tutto di lui mi diceva il contrario.
 
La prima esperienza diretta di un concorso d'architettura fu tramite un amico architetto, che partecipò ad un concorso per l'ampliamento di una scuola in Trentino Alto Adige. Non vinse, ma insieme riflettemmo su un paio di cose.
La prima constatazione venne elaborata sulla scorta della lista dei partecipanti: lista numerosa già a quel tempo, ma che tendenzialmente si raddoppierà nel giro di pochi anni per i concorsi a venire. Trovare nella lista il nome di più di un architetto professore universitario ci fece capire che, in tempo di crisi economica, se anche gli studi professionali più accreditati cominciavano ad attingere a piene mani alle possibilità date dai concorsi a partecipazione aperta, allora sentivamo arrivare sotto di noi il calore dell'olio bollente. Eravamo fritti. Competere nell'anonimato coi nostri maestri non scatenava la nostra audacia, bensì minava la nostra speranza. Le Corbusier contro Sert: vittoria per abbandono del ring, "rece basse e bereta fracada".
La seconda constatazione, comprovata anche da successivi esiti di concorso, fu che i plichi inviati dai partecipanti, pur anonimi, dovessero lasciar trasparire - forse dall'odore? - la provenienza territoriale. Constatammo che sul podio di numerosi concorsi era possibile riscontrare una elevata presenza di professionisti con studio nelle immediate vivinanze del luogo di progetto. Ci sentimmo colpevoli, poi, nel pensar male dei vincitori il cui progetto non veniva pubblicato né all'interno del sito ufficiale dello studio d'architettura in questione né tantomeno nel popolarissimo sito internet Europaconcorsi: un'umile autocensura pubblicitaria? Col tempo però, con tutte le buone notizie interne al nostro Paese in fatto di concorsi ed appalti pubblici, ci rendemmo conto dell'assurdità delle nostre ipotesi e che, probabilmente, ormai ci spettasse solo l'inferno. Incrociavamo le dita, quantomeno, per un inferno progettato da Terragni.
 
Col passare degli anni, alla fine, concorsi d'architettura ne ho fatti. Non sono andati bene. Liberissimi di pensarmi come ad un architetto ferito nell'orgoglio ed invidioso dei successi altrui.
 
Un anno fa, nella mia città, la nuova giunta comunale sbandiera su tutti i giornali la fantasia al potere: nel grande piano di pedonalizzazione del centro storico, grande spazio avranno nella sistemazione delle principali piazze i concorsi d'architettura per i giovani architetti. "Evviva evviva il pavon dei pevi!"
Qualche mese fa, la richiesta dell'Amministrazione di un progetto per la centralissima piazza Duomo al famoso architetto che già sta lavorando al recupero dell'antico e rinomato edificio ivi prospiciente.
Ah, avevo capito male. Non era "Evviva evviva il pavon dei pevi!", ma "Arriva arriva il paron dei peri!". Ragazzo che urlavi con la erre moscia: al rogo! (figurativo)
 
Quindi, il vaso è stato svuotato, non ne rimane che il contenitore: la parola. Concorso.
Concorso... concorso... concorso.
Con-corso. Eureka!
Forse ho trovato una significanza a mio ammaestramento (Brancaleone docet).
Con-corso.
Con: è una cosa utile perché può essere fatta con altri. Altri studi, altri trascorsi, altre esperienze, altri punti di vista da con-dividere.
Corso: potrebbe essere un corso in cui noi siamo i docenti e pure gli allievi. Un corso liberamente scelto da noi per noi. In un mercato del lavoro in cui il giovane viene trattato come "operaio del cad", "funzionario dell'area copisteria", e - in tempi di crisi - soprattutto come "futuro rivale di mercato", potrebbe essere l'occasione per uscire dalla routine. Scegliere un tema che effettivamente ci appassioni, darsi i tempi giusti per studiarlo ed elaborarlo e quindi accrescere le proprie conoscenze, essere liberi di condurre il proprio percorso e farne una libera traduzione in progetto. Essere soddisfatti, oppure no. Esprimersi.
 
Un concorso all'anno. Zero speranze di vittoria. Coscienza delle motivazioni di fondo. Passione. Crescita. Espressione. Soddisfazione.