Ex provincia

28/12/2015
 
PICCINATO A TREVISO: UN'EREDITA' SCOMODA
 
di Diego Candito
 
Luigi Piccinato fu un architetto ed urbanista nato a Legnago (VR), nel baricentro del triangolo formato da Verona, Padova e Ferrara. A Roma basò la propria formazione universitaria e la successiva attività professionale e didattica. [1]
Luigi Prestinenza Puglisi, noto saggista, critico e storico dell'architettura italiano, nella pubblicazione "Novecento - edilizia moderna a Treviso" a cura dell'arch. Alfonso Cendron, lo cita nel breve saggio "Tre architetti anomali", accanto alle altre figure di caratura nazionale Mario Ridolfi e Giuseppe Samonà:
"Piccinato, nonostante la frequentazione di Piacentini e, poi, a Venezia di Samonà - che lo chiama a insegnare all'Istituto di Architettura - è dei tre il più semplice, asciutto, rigoroso anche al limite di apparire banale. Quasi che i suoi cromosomi nordici alla fine riescano a metterlo al riparo dal fascino classicista o, peggio, baroccheggiante della Capitale" [2].
Date le origini venete dell'architetto, la Regione del Veneto nel 2004 fonda il Premio "Luigi Piccinato" per l'urbanistica e la pianificazione territoriale [3].
Più o meno nello stesso periodo, il centro storico di Treviso inizia la sua fase di svuotamento di istituzioni ed enti pubblici, passato alla storia come il "risiko immobiliare": Cassamarca, guidata da De Poli, sta realizzando "Treviso 2" o "La cittadella delle istituzioni" appena fuori del centro storico, sull'area della storica fornace "Appiani" e su progetto dell'arch. Mario Botta.
La Provincia di Treviso, finora allocata nell'edificio progettato dall'arch. Luigi Piccinato realizzato nel 1955, inizia il suo esodo dalla quotidiana vita cittadina, spostandosi nel 2007 nel periferico ex ospedale psichiatrico "Sant'Artemio", appositamente ristrutturato ed ampliato per l'occasione su progetto dell'arch. Toni Follina, per la modica cifra di 57 milioni di euro [4]. Certo, otto anni fa non si poteva prevedere la fine dell'impero egiziano ed il conseguente abbandono della piramide faraonica [5].
L'edificio di Piccinato, ormai denominato "ex Provincia" - unica opera dell'architetto nella provincia di Treviso oltre al quartier "INA Casa San Giuliano" di Mestre(VE) se si prende in esame l'intero territorio regionale [6] -, resta in stato di abbandono.
Ma l'anno 2013 sembra esserci una svolta: il fondo d'investimento Numeria, proprietaria dell'immobile, è ormai vicino ad un accordo con l'amministrazione comunale. In un articolo di giornale si legge però questa interessante notizia:
"Problemi da superare. Quando Numeria acquistò l’immobile, l’ex Provincia era intoccabile perché inserita nell’elenco delle «architetture del Novecento», beni che la Regione aveva ritenuto di tutelare. Nel giro di un mese (tra prima e dopo il rogito) il cambio di rotta che ha portato la Regione a fare retromarcia e stralciare l’ex Provincia dall’elenco degli edifici da preservare." [7]
Quindi, una Regione che ha intitolato un premio a Piccinato stralcia dall'elenco di tutela e preservazione una delle due opere dell'architetto presenti sul territorio, per assecondare la proprietà privata nel perseguimento dei suoi fini economici.
Ma siamo proprio sicuri che questi suddetti fini non fossero raggiungibili pur tutelando l'idea e l'estetica di progetto originaria? Siamo di fronte ad una struttura in muratura portante senza grandi aperture verso l'esterno, oppure siamo di fronte ad una struttura a telaio in cemento armato ampiamente vetrata?
Nell'ottobre 2014 un giornale titolava "Ex Provincia di Treviso, via al rilancio":
"L’edificio sarà diviso fra parte privata e pubblica e potrebbe essere pronto nel 2017. Numeria consegnerà chiavi in mano al Comune tre spazi completamente ristrutturati: l’ex sala Marton diventerà una sala conferenze; l’ex sala consiliare diventerà un «fab lab», in collaborazione con Confartigianato, per sviluppare progetti con stampanti 3d; l’ex sede del settore caccia e pesca nei progetti di Manildo diventerà o la sede dei giudici di pace o uno spazio di coworking.[...] La parte privata è ovviamente preponderante: la cubatura rimane la stessa odierna, tolti i metri cubi dati al Comune; ci saranno 7mila metri quadrati di residenziale e mille di commerciale al piano terra; l’edificio sarà alzato di due piani, e due saranno i piani di parcheggio interrato sottostanti." [8]
Alla fine di questo 2015, tutto è ancora vuoto e fermo.
L'autore dell'edificio INA del 1949 - il primo volume urbano osservabile da chi arriva a Treviso in treno - rimane sconosciuto ai più ("É Samonà!"). Il villaggio coordinato di Mario Ridolfi del 1957 resta umilmente e perifericamente scollegato dalla città. Nell'atrio della centrale Galleria Altinia a firma di Scarpa e Gemin ("Sì, QUELLO Scarpa!") è vietato l'ingresso ai non residenti.
In una città - forse meglio: cittadina - come Treviso, che non riconosce e non valorizza i propri tesori architettonici moderni, pochi sentiranno la mancanza di quell' "angolo catalano alla Cerdà" e di quell'area coperta, sovente occupata in passato dalle manifestazioni sindacali, dal profumo così popolare "alla Alvaro Siza del SAAL".
 
 
(foto dell'autore intitolata "Angolo catalano", 2008)
 
[1] sulla figura dell'architetto Luigi Piccinato: https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Piccinato
[2] Alfonso Cendron, "Novecento - edilizia moderna a Treviso", Vianello Libri, 2001, ISBN 88-7200-156-0
[3] Premio "Luigi Piccinato" della Regione Veneto: http://www.regione.veneto.it/web/cultura/premio-luigi-piccinato
[4] articolo apparso ne "Oggi Treviso" del 17/07/2009:
[5] articolo apparso ne "La tribuna di Treviso" del 28/10/2015:
[6] Davide Longhi, "Novecento - architetture e città del Veneto", Il Poligrafo, 2012, ISBN 978-88-7115-795-5
[7] articolo apparso ne "La tribuna di Treviso" del 27/08/2013:
[8] articolo apparso ne "Il corriere del Veneto" del 29/10/2014: