YoungCriticMan

07/02/2016
 
YOUNGCRITICMAN O (L'IMPREVEDIBILE VIRTU' DELL'IGNORANZA)
 
Sono venuto a conoscenza di questo concorso tramite la pagina facebook di Luigi Prestinenza Puglisi: da un po' di tempo a questa parte, ho scoperto, pubblica racconti tematici a puntate. Essendo la lettura una mia passione, seconda solo all'architettura, iniziai a seguire le pubblicazioni, per poi scandagliare anche le precedenti, ordinatamente archiviate su un apposito sito internet.
Qui mi imbattei nel concorso e, sinceramente, la prima cosa che mi sorprese fu il numero molto esiguo di articoli pervenuti. Per un giovane architetto, abituato negli ultimi tempi al raddoppio delle partecipazioni osservabile nella maggior parte dei concorsi italiani a partecipazione aperta - molte volte arricchite da nomi di architetti che iniziano ad affermarsi sulla scena e/o di professori universitari che magari hai incrociato nel tuo percorso formativo - questa analisi non è, credo, secondaria o scontata.
Così iniziai a leggere tutti gli articoli critici della passata edizione: articoli non troppo lunghi, con un utilizzo della lingua alla mia portata, con tematiche molto varie l'una dall'altra.
Da alcune settimane ero alla ricerca di un concorso che accendesse in me una scintilla: quella sensazione che prova una persona all'interno di una libreria, vagolando tra gli scaffali alla ricerca del prossimo libro da leggere. Una persona che ha certamente tempo da investire: qualche ora di qua, qualche ora di là. Inutile nascondere che questa libertà è il bicchiere mezzo pieno di un periodo di scarso lavoro: chiamala, se vuoi, prostituzione a partita IVA in differenti studi professionali che non possono mantenere nemmeno un collaboratore a tempo pieno. Se ne ricava, in totale, un impiego a part-time: quindi, per dare sfogo al "sacro fuoco" interiore, l'imperativo assunto è quello di partecipare ad almeno un concorso all'anno. L'idea di farsi docenti ed allievi di se stessi: scegliere un tema che effettivamente ti appassioni, darsi i tempi giusti per studiarlo ed elaborarlo e quindi accrescere le proprie conoscenze, essere libero di condurre il proprio percorso e farne una libera traduzione in progetto. Essere soddisfatto, oppure no. Esprimersi.
L'ho riassunto con questo motto: "Un concorso all'anno. Zero speranze di vittoria. Coscienza delle motivazioni di fondo. Passione. Crescita. Espressione. Soddisfazione."
Comunque, torniamo al punto.
Il concorso mi ispirò, non mi impaurì, e - come al solito - non avevo nulla da perdere. La possibilità, finalmente, di potermi esprimere liberamente - istericamente? - sulla mia "bestia architettonica", Frank Gehry, mi solleticò.
Ma poi rilessi meglio il bando, accorgendomi che all'interno del concorso c'era altresì un altro concorso: un premio speciale "assegnato allo scritto ritenuto più significativo dal punto di vista della ricerca sull'utopia e sull'innovazione". La situazione migliorava di riga in riga! Se anche quest'anno parteciperanno una quarantina di giovani - pensai - quanti di essi potranno mai scrivere di utopia e innovazione? Già stava ri-sbocciando nella mia mente il mio amore per Paolo Soleri, e, inversamente al probabile numero di articoli sul tema specifico, vedevo allargarsi la soglia del possibile successo.
Per mia fortuna, dovevano passare alcuni giorni prima di iniziare a scrivere la prima bozza. E in quei giorni riflettei.
 
Ma come? Ti reputi uomo di valori, un architetto che, dopo la terza partecipazione ad un concorso, ha deciso di non curarsi più della composizione delle giurie, di non approfondire più l'opera e/o il pensiero di ogni singolo giurato, al fine di plasmare la tua proposta quanto meno non in netto contrasto con un loro possibile giudizio, se non facendo un clamoroso endorsement, e cosa vai pensando? Alla scarsa adesione dei partecipanti? Alla scelta del tema critico basato sul premio speciale?
No no, non ci siamo proprio, ...architetto!
Qui la richiesta è di mettersi in ballo, e di ballare secondo il proprio estro, senza il timore di pestare i piedi a qualcuno. Hai una testa che funziona, di architettura un po' ne sai, passione non ne manca, opinioni ne avrai no?: coraggio!
 
Prima bozza:
"Buonanotte... qui è Radio Utopia Italia... e io sono Candito... Diego. Forse lì c'è qualcuno che non dorme. Be' comunque che ci siate oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui... lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be' non è vero... anch'io credo... [*]
Credo nell'architettura greca e in Ludwig Mies van der Rohe.
Credo nell'architettura romana e in Louis I. Kahn.
Credo …
Etc. etc. ..."
 
[*] Reinterpretazione del famoso monologo di Ivan Benassi (Stefano Accorsi) tratto dal film "Radiofreccia" di Luciano Ligabue del 1998."
 
"Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa cattolica...". Ma fatti il piacere! A chi gliene frega in cosa credi. E l'apertura! Una citazione di Ligabue: nemmeno l'artista, il cantante! Ma fatti il piacere...
 
Seconda bozza:
"Ho capito la differenza tra buoni e cattivi maestri. L'ho capito quando...
Ho capito...
Ho capito...
Etc. etc. ..."
 
Sì, va bene, hai capito quello che hai capito, secondo quello che volevi capire in quel tuo momento di vita. Bravo!
 
Terza bozza (appunti):
"Walter Benjamin, punto di svolta, Baricco.
Frank Gehry:
compimento e perfezione del pop alla Moore;
cattivi discepoli: come Le Corbusier per le periferie italiane, cattivo uso di Sistema Domino e Beton Brut, così cattivi discepoli di Gehry: progetti ad effetto, di immagine, di superficie, vedasi rivestimenti di facciata dei capannoni del nordest italiano;
Gehry si difende dai giornalisti con i gestacci, sempre più commenti sui social network "non affidate il progetto a Gehry";
Alejandro Aravena:
opere, carriera, protezione della Curia cilena?, ma poi....
...poi scritti, poi conferenza Proviaggi allo IUAV di Venezia: come pensava da studente, Selinunte, scala michelangiolesca della Biblioteca Laurenziana, poi Biennale;
utopia=etica;
tecnologia, abilità muratori, no purezza miesiana ma materiali differenti (Wright), no firma riconoscibile eccetto parapetti scale."
 
Parliamone. Stai cercando di scrivere il tuo primo articolo di critica architettonica e ti inventi un punto di svolta dell'architettura? Per poi risolverlo con un duello tra il tuo cattivo (Gehry) ed il tuo buono (Aravena)?
Vola basso, dammi ascolto. E poi, se Gehry non t'è mai piaciuto, l'hai mai approfondito? Fai parte della minoranza degli architetti che ritiene di avere in mano la verità, mentre la maggioranza è in errore? Informati, cavolo: è il minimo, per criticare. Conoscere qualcosa, approfondirlo, leggere opinioni altrui - magari autorevoli -, poi esprimere un proprio giudizio. Forse dovresti iniziare ad accarezzare l'idea di mollare con questa roba...
 
Quarta bozza (appunti):
"critica diversificata -> canoni estetici? -> pensiero!
Utopisti
la più grande fortuna per un utopista -> i finanziamenti (come Isozaki e la Biblioeteca in Qatar basata su disegni di gioventù)
Paolo Soleri secondo Zevi
Paolo Soleri secondo Banham
Paolo Soleri secondo Biraghi
Ho conosciuto Paolo Soleri... (workshop estivo IUAV 2003)
Tecnologia -> "Diebedo Francis Kere: Come costruire con l'argilla e la comunità" (TED talks)
Per un'architettura frugale (conferenza Fondazione Zevi)
Morte, addio, articoli di giornale (Il Manifesto, etc...)"
 
Aridaje! Ti sei accorto di non sapere e fuggi nella piccola dimora della tua striminzita conoscenza? Dov'è sparita la tua "bestia architettonica" Frank Gehry? Però almeno hai iniziato a cercare i pareri di altre persone, vedo. Insisti ancora, con la citazione del convegno della Fondazione Zevi, nella ricerca del sensazionalistico: Zevi non si è ricreduto su Soleri, l'architetto italo-americano non è stato riabilitato. Zevi è morto. E insisti ancora sul premio speciale "Utopia e innovazione": non devi per forza sviluppare questo tema!
 
Quinta bozza:
"Penso quello che dico. Sappiatelo.
Premessa che si può ritenere inutile, scontata: ma non ne sono così certo.
Non sono qui seduto a scrivere per compiacere qualcuno: scrivo per me stesso, alla stregua di tanti giovani italiani che godono di questa libertà, ultimo baluardo possibile alla scelta di abdicare da se stessi.
Non userò nessuna locuzione latina a corredo delle mie affermazioni, né troverò sponda in citazioni di qualche grande filosofo: nel mio percorso di formazione, prima all'istituto per geometri della mia città natale e poi all'università di architettura di Venezia, non mi è stato insegnato il latino e nemmeno i rudimenti della filosofia.
Etc. etc. ..."
 
Qua abbiamo riletto Cormac McCarthy. Il duello non è più tra Gehry e Aravena, è tra te stesso e la sfera scolastico/lavorativa. Ma fatti il piacere!
 
Sesta bozza:
"Siamo i figli del Duemila, figli dell'università per tutti, figli di un prosciuttificio culturale il cui solo scopo era fare soldi.
Ci avete messo nelle mani un milioni di chiavi forgiate con la menzogna, spade che nessun samurai avrebbe acquistato, per paura che l'acciaio temprato fosse stato impregnato dello spirito dell'artigiano devoto a Saturno.
Ma le chiavi le abbiamo pretese lo stesso, era l'unica strada che conoscevamo, l'unica che ci era stata indicata per un futuro da desiderare. Pochi anni sono bastati a scoprire che intorno a noi poche erano le serrature adatte.
Etc. etc. ..."
 
Ci risiamo! É una colpa la coincidenza tra il tuo ingresso nel mondo del lavoro e la crisi economica? Cos'è, vivi in mezzo ad una guerra mondiale? É normale, in una congiuntura economica sfavorevole, la chiusura della forbice: meno posti di lavoro, solo per i più bravi. O davvero pensi che le parole "mestiere" e "passione" vadano sempre a braccetto? Non conosci mica nessun ferroviere che attendeva ogni settimana la domenica per andare in montagna ad arrampicare, vero?
Guarda, forse sarebbe meglio per te ricercare un lavoro: un lavoro vero. Le tue passioni non le devi abbandonare: te ne potrai occupare nel tempo libero, alla sera, al fine settimana. Tranquillo: non sei solo. Nemmeno Pessoa lo era, e di inquietudini giuro che ne aveva a quintali!
 
Settima bozza:
"LPP (ovvero il critico arch. Luigi Prestinenza Puglisi, anche se ormai le iniziali assomigliano sempre più ad un brand...) se la prende con "Storia dell'architettura italiana 1985-2015" di Biraghi e Micheli, contestandolo veemente.
LPP, che si impressiona per l'italiano utilizzato nei giudizi espressi sulle richieste di abilitazione all’insegnamento universitario, pensa - giustamente - che anche l'adottare correttamente la lingua sia un gesto culturale importante. Per poi consigliare, dopo averlo letto, di gettare nel cestino il suddetto libro. Quanta civiltà! Quanta tolleranza! Quanta capacità di rilettura, approfondimento, riflessione!
LPP sottolinea la mancata trattazione del "caso Casamonti", senza prendere in considerazione la possibilità di un silenzio volto non a difendere l'architetto in causa, ma a sorvolare sul parlare di una situazione italiana su cui si potrebbero - o probabilmente dovrebbero - scrivere interi libri. Magari il parametro utilizzato è stato: o tutti o nessuno. O vogliamo ancora nasconderci dietro alla foglia di fico del dentista che piazza una telecamera fuori dal portone del suo studio per ragioni di sicurezza: come se i malviventi si presentassero in uniforme d'ordinanza. Ah, no: quelli sono i finanzieri, che vengono a controllare i registri per scoprire se c'è un giro di "nero".
Etc. etc. ..."
 
Ah, questa è la migliore in assoluto: sei dovuto arrivare alla settima partenza, ma qui c'è del genio! Hai letto tutti gli articoli di LPP, hai guardato tutti i video che sei riuscito a trovare su Youtube, avevi già comprato e letto il libro di Biraghi e Micheli (grazie al quale hai scoperto dei nomi nuovi di architetti contemporanei e non, quindi diminuito di pochissimo la tua vastissima ignoranza), e adesso... critichiamo il critico! Come se il gesto di gettare nel cestino un libro non fosse null'altro di quello che è: scena, teatro, quindi comunicazione. Perché non sbotti - e invece la ricerchi, e te la ridi - sulla comicità irriverente di Ricky Gervais? E poi: la foglia di fico a nascondere una situazione ormai già compromessa. Ma chi sei? Il vendicatore? Vestito più da Birdman o da Walker Texas Ranger?
 
Ottava bozza: questa. Concludiamo.
 
Frank Gehry non è un mostro. Esteticamente non ti è mai piaciuto, te lo concedo e - soprattutto - devi concedertelo: non deve piacerti per forza. Questo non vuol dire avere almeno la decenza di approfondirlo, anche di fronte a punti di vista estetico/valoriali opposti. Secondo me, hai solo che da imparare: come minimo, a farti domande che non ti sei mai posto, e a trarne le tue personali risposte.
 
Secondo il "Saggio sull'onestà intellettuale" del prof. Mondrian Kilroy, espresso nel romanzo "City" dallo scrittore Alessandro Baricco:
 
Tesi:
1 - Gli uomini hanno idee. 2 - Gli uomini esprimono idee. 3 - Gli uomini esprimono idee che non solo loro. 4 - Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano su un attimo e sparano. 5 - Gli uomini usano le idee come armi e in questo gesto se ne allontanano per sempre. 6 - L’onesta intellettuale è un ossimoro.
Conclusione:
"Un’altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere."
 
Quindi, segui il consiglio: taci.
 
P.S. 1 (Niente a che vedere col MoMA di New York): Devo dire che questa è la prima volta che non progetto niente per un concorso, e che vengo a conoscenza (premessa imprescindibile dell'imparare?) di così tanti personaggi, questioni e opinioni riguardanti l'immenso mondo dell'architettura. Per questo, non posso fare a meno di ringraziare i banditori.
 
P.S. 2 (Niente a che vedere con la PlayStation2): Forse sarebbe da mettere in discussione l'idea di un premio da assegnare ad un giovane critico under 35. Se la questione mira alla raccolta di opinioni interessanti o di una qualche novità, i siti internet ed i forum di discussione di architettura sono già colmi di persone che commentano gli articoli pubblicati: basta cercare lì dentro. Se invece lo scopo è veramente quello di assegnare un premio ad un giovane critico, bisognerebbe capire se un "ragazzo" di 35 anni sia già in grado di possedere conoscenza, approfondimento, giudizio, forza, integrità tali da poterlo effettivamente essere. "Enfant prodige" ce ne sono sempre stati nel corso della storia e anche oggi non avremmo la necessità di scovarli: quelli di solito si vedono, eccome. Probabilmente già pubblicano su qualche rivista.
 
P.S. 3 (Niente a che vedere con la Parks Tower di Osaka): Per questa volta (la prima? l'ultima?) ho fatto le cose un po' "alla Gehry": in fondo mi sta simpatico, questo artista. (Quando ne capirò qualcosa in più, lo chiamerò senz'altro architetto, promesso). Me ne sono fregato delle regole e non voglio nemmeno controllare se ho scritto più di diecimila battute. Se è così, meglio: si vede che mi è venuto un po' lungo, e così doveva andare.