Bivacco

Bivacco Alpino Prefabbricato di Legno

Alpine Hut in Prefabricated Wood

Progetto           2009
Realizzazione   ///
Superficie         40 mq
Localizzazione  Alpi italiane
Collaboratori    ///
 
Esame finale del corso di Progettazione di Costruzioni di Legno del prof. arch. Franco Laner, sostenuto in data 11.02.2009 con valutazione di 30/30&lode.
 
Il progetto riguarda lo studio di fattibilità di un Bivacco Alpino Prefabbricato di Legno, rispondente ai seguenti requisiti:
- impiego il più possibile esclusivo del materiale legno per la sua costruzione;
- tutela dell'inserimento nel paesaggio alpino;
- trasportabilità dei suoi elementi costitutivi in zone raggiungibili esclusivamente a piedi, senza l'impiego di mezzi o elicotteri;
- leggerezza dell'intero manufatto, con attenzione alla sua resistenza e durabilità nel tempo;
- facilità e adattabilità della messa a dimora.
 
IL BIVACCO
Il C.A.I. (Club Alpino Italiano) definisce i bivacchi fissi come "costruzioni per lo più di tipo prefabbricato, monolocali di modeste dimensioni con capienza normalmente non superiore ai 15 posti, generalmente ubicati nelle zone più elevate delle catene montuose, frequentate per alpinismo classico, quali basi prossime agli attacchi delle vie di salita o lungo percorsi alpinistici di quota. Sono strutture incustodite e aperte in permanenza, attrezzate con quanto essenziale per il riparo di fortuna degli alpinisti."
I bivacchi alpini, generalmente, sono costituiti da strutture prefabbricate in grado di ospitare dalle 4 alle 15 persone, alpinisti ed escursionisti, che utilizzano tali strutture per la sosta o, da regolamento, per il pernotto di una sola notte. Tali strutture sono in grado di resistere a condizioni atmosferiche difficili, quali il forte vento e i carichi di grossi accumuli di neve: solitamente trasportate in loco tramite elicottero, vengono predisposti appositi chiodi per l'aggancio di tiranti metallici di fissaggio al suolo. All'interno, il monolocale è arredato in modo essenziale e spartano: un tavolo con delle panche, un armadietto con il minimo necessario (la cassetta di primo soccorso, il diario del bivacco, qualche candela e poco altro), e i letti, spesso disposti a castello per sfruttare l'esiguo spazio. Nel caso di piccole strutture montane esistenti, rese nuovamente agibili come bivacchi, vi è la possibilità di trovare anche piccoli caminetti per poter cucinare e riscaldarsi.
 
IL LEGNO
Il legno è il materiale da costruzione ecologico per eccellenza: l'architettura alpina ne ha sempre fatto largo uso, tanto da diventarne il principale tratto distintivo. Le chiavi del suo successo sono molte: la facilità di approvigionamento, la rinnovabilità delle sue fonti, la sua leggerezza e lavorabilità, il suo senso di calore. Progettare una qualsiasi struttura in zona montana escludendo a priori le possibilità offerte da questo materiale è un grosso crimine: contro la natura, che offre i suoi materiali senza il bisogno di cercarli altrove, magari creando ulteriore inquinamento; e contro la cultura dell'uomo, che con il passare dei secoli ha conosciuto, sperimentato e amato le cose che ha trovato nella natura, spesso dominandole, spesso perfezionando tecniche e lavorazioni per raggiungere i picchi più elevati di quella che è comunemente chiamata “arte”. Di conseguenza, la decisione del legno come materiale principale di un bivacco alpino: esso si presta, grazie alle sue caratteristiche, ad essere utilizzato in molte parti di questo piccolo ricovero, dalla struttura portante all'arredo interno, dal manto di copertura al tamponamento delle superfici. In Italia, la moderna tecnica delle costruzioni ha riscoperto il legno, che in molte culture è ed sempre stato il materiale delle loro case: non solo, ne ha rinnovato il suo impiego con la produzione del legno lamellare, che assicura una limitata dispersione delle caratteristiche e conseguentemente una accresciuta sicurezza di impiego, e della tecnologia del legno precompresso e del legno armato. Tra tutte le specie legnose, la scelta è ricaduta, per ovvie ragioni di approvigionamento e di continuità della tradizione, sul larice: questo albero è detto “pioniere”, in quanto cresce nelle zone più alte e impervie della montagna, aggrappandosi con le sue radici sul suolo roccioso e nutrendosi delle sostanza che gli offre la poca terra. La sua crescita è perciò lenta, e forgia il suo tronco in anelli fitti donando un materiale leggero e resistente. Il larice quindi ben si addice allo spirito di un bivacco alpino: leggero, resistente, solitario.
 
LA TUTELA DEL PAESAGGIO ALPINO
Fin dal primo momento, nell'ideazione del progetto del bivacco alpino, mi sono chiesto: “utilizzando come materiale il legno e cercando di creare una costruzione di veloce montaggio, quanto dovrò sacrificare della sua forma e del suo aspetto esteriore per ottenere un buon inserimento nel paesaggio?”. Molti bivacchi alpini sono strutture prefabbricate calate dall'alto per mezzo di elicotteri in sito, precedentemente adattato con un piccolo e essenziale spianamento del terreno e con chiodi conficcati nella roccia ad attendere i tiranti metallici da fissare. Sono piccoli container di lamiera, completamente colorati di rosso, con la copertura a botte: caldi d'estate e freddi d'inverno. Certamente, riferendosi ai costi, sono ottimi. Il più con il meno. E a ben guardare, tutti così dipinti di rosso, sono anche molto sicuri: visibili a chilometri di distanza, col sole o con la pioggia, con la nebbia o con la neve. Ormai il nostro occhio di escursionisti si è abituato: è normale vedere il cielo azzurro sopra di noi, il bianco delle vette innevate, il grigio della roccia che al tramonto si fa rosa, più in basso il grigio chiaro dei ghiaioni con la fascia del pino mugo, e poi il verde scuro dei boschi di conifere, e lì nel mezzo: una "lattina di coca-cola". Tutelare il paesaggio alpino: utilizzare i materiali e le tradizioni di un popolo, gli unici che si armonizzano con il territorio, riappropriandosi delle forme archetipe.
 
IL SOGNO
“...non avevo più fiato: l'ultima salita al bivacco era la più ripida dell'intero percorso. Faticavo a metter un passo davanti all'altro, ma conosco bene le regole del marciare: chi si ferma di continuo fa doppia fatica. Finalmente, con lo sguardo attento al sentiero, ho notato il terreno farsi piano: ho alzato la testa e ho visto, ad un centinaio di metri da me, il bivacco. Fissare una mèta e poi raggiungerla: giorno dopo giorno, per una settimana, ogni estate. Il tempo che serve a riprendere sé stessi. Come l'africano che lavora, e ogni tanto fa una pausa: per farsi riprendere dalla sua ombra, dice lui.
Ero incuriosito da quella piccola costruzione, non riuscivo a metter occhio al sentiero e alle montagne che da lassù si vedevan più di sotto che di sopra: non era la solita scatola di latta rossa. La sua forma era triangolare, netta: un tetto di scandole argentee a cui avevan levato d'improvviso la casa, e lì era rimasto. Un numero di magia: un bicchiere rimasto in piedi sopra al tavolo dopo aver tolto con maestria e d'un sol colpo la tovaglia che lo copriva. Davanti all'insolito ricovero, un palo di ferro sosteneva una bandiera tricolore tanto vivace nel vento quanto consunta e slabbrata: l'asta era dipinta di rosso, e tutto pareva un grande spillo a cui è rimasto attaccato un pezzo di stoffa. Infatti, a mo' di capocchia, stava un piccolo globo sfaccettato, tutto di specchio, che si infuocava degli ultimi raggi del sole. Chissà da che distanza si poteva vedere. Man mano che mi avvicinavo i miei occhi scorgevano nuovi particolari: il colmo del tetto veniva di molto in fuori rispetto alla facciata d'ingresso, a coprire un piccolo balconcino rialzato da terra, da raggiungere per mezzo di uno scalino di roccia formato da un masso piazzato lì apposta. Attorno alla grossa pietra cresceva l'erba: quello scalino poteva già raccontare di storie passate. Per analogia, mi è tornata in mente l'immagine di una villa giapponese: le pietre levigate disposte a formare un sentiero, un masso che funge da scalino, e oltre un terrazzo rialzato di listoni di legno. Mentre salivo, ho notato un tubo che usciva al centro di una delle falde della copertura: alzando lo sguardo, ho visto che era annerito in punta, e terminava con una forma a doppio T. La canna fumaria di una stufa: la sera si sarebbe cucinato col fuoco, e grazie alla sua luce e al suo calore si sarebbe cantato fino a tardi. Con questi pensieri ho aperto il chiavistello della porta e varcato la soglia: l'interno del bivacco era completamente di legno di larice, e la struttura portante si leggeva senza nascondimento, totalmente riparata all'esterno dal tamponamento. L'aspetto era semplice ma curato, essenziale e funzionale insieme. Muovendo i primi passi ho visto quattro piccole panche, e alle due pareti contrapposte due tavoli ripiegati, uno più grande e uno più piccolo, entrambi incernierati da un lato e con una gamba a forma di triangolo dall'altra. Al centro dell'ambiente, una strettoia faceva intuire oltre uno spazio per la notte. A destra trovava posto la piccola stufa, a sinistra un mobile a giorno formato da varie mensole che si adattavano all'inclinazione della parete: poggiati su di esse, delle candele e pochi oggetti vagabondi. Oltre la strettoia, fino alla parete di fondo, stavano tre cuccette a terra, più una di traverso sopra queste, con appesa una scaletta. Ritornando sui miei passi, ho scorto un foglio appeso affianco alla porta: il titolo diceva “bivacco: istruzioni per l'uso” [...]”
 
IL PROGETTO
Il primo passo della progettazione: la forma. La forma segue la funzione: ma in un ambiente naturale non antropizzato, bisogna tener conto anche della tutela del paesaggio. La forma triangolare richiama le costruzioni della tradizione : la copertura a due falde molto inclinate, solitamente coperte da scandole in larice.
La struttura risponde a requisiti di leggerezza, trasportabilità e facilità di montaggio in loco.
Leggerezza: gli elementi della struttura non sono a sezione piena, ma scatolari. La massa del materiale, che deve rispondere alle sollecitazioni, viene spostata dall'asse neutro per convogliarsi nelle zone in cui massime sono la compressione e la trazione. La tecnologia impiegata è quella del legno precompresso: una serie di elementi, tenuti assieme dai nodi, in uno stato di coazione dato da cavi in acciaio post-compressi.
Trasportabilità: tutti gli elementi del manufatto devono essere trasportati nel luogo prescelto senza l'utilizzo di mezzi o elicottero. Il luogo non è raggiungibile se non a piedi via sentiero. Si è ipotizzato l'utilizzo di asini: quindi, oltre alla leggerezza, si è risposto ad un requisito dimensionale. Gli elementi non superano la misura di 1 metro.
Facilità di montaggio: le persone scelte per il montaggio del bivacco sono guide alpine, guardie forestali, alpinisti, escursionisti. La facilità di montaggio è resa grazie al minor numero possibile di elementi, seguendo una precisa standardizzazione. 
Il montaggio del bivacco sarà svolto da una squadra di 4 uomini, più 1 uomo che avrà il compito di guidare un gruppo di asini per il trasporto del materiale, per poi tornare a valle il giorno seguente.
giorno 1: viaggio e arrivo a destinazione; scarico materiale; pernotto in tenda;
giorno 2: montaggio della struttura portante; pernotto all'interno;
giorno 3: lavori secondari di completamento; pernotto nel bivacco;
giorno 4: arrivo del gruppo di alpini per la S. Messa ed il “battesimo” del bivacco; ritorno a valle.
  
Project             2009
Construction    ///
Built area         40 m2
Location           Alps, Italy
Collaborators   ///
 
Final examination of the course of the Project Construction of Wood prof. arch. Franco Laner, held on 11.02.2009 for evaluation 30/30 & praise.
 
The project concerns the study of the feasibility of a Alpine Hut in Prefabricated Wood, meets the following requirements:
- use as much as possible exclusive wood material for its construction;
- inclusion in the alpine landscape protection;
- portability of its constituent elements in areas accessible only by foot, without the use of any means or helicopters;
- weight of the entire structure, with attention to its strength and durability;
- ease and adaptability of planting.
 
THE HUT
The C.A.I. (Italian Alpine Club) defines the hut as "buildings mostly prefabricated, studios usually of modest size with a capacity of no more than 15 places, usually located in the higher areas of the mountain ranges, popular for mountaineering, which bases near the attacks of climbing routes along paths or climbing in altitude. facilities are unattended and open permanently equipped with the essential to the makeshift shelter of the mountaineers. "
The Alpine huts generally consist of prefabricated structures that can accommodate 4 to 15 people, climbers and hikers who use these facilities for parking, or by regulation, for your overnight stay of one night. Such structures are able to withstand harsh weather conditions, such as strong wind and the loads of large accumulations of snow: usually transported on site by helicopter, are predisposed nails provided for the attachment of metal attachment rods to the ground. Inside, the apartment is furnished in an essential and basic: a table with benches, a cupboard with the minimum necessary (first aid kit, the diary of camp, a few candles and little else), and the beds are often willing bunk to take advantage of the small space. In the case of small mountain existing structures, yields again useable as huts, there is also the possibility of finding small fireplaces for cooking and heating.
 
WOOD
Wood is environmentally friendly building material par excellence: the alpine architecture has always made extensive use, so as to become the main distinguishing feature. The keys to its success are many: the ease of procurement, the renewability of its sources, its lightness and workability, its sense of warmth. Designing any structure in a mountainous area excluding a priori the possibilities offered by this material is a big crime: against nature, which offers its materials without the need to look elsewhere, perhaps creating more pollution, and against the culture of man, which over the centuries has known, tested and loved the things he found in nature, often dominating, often improving techniques and processes to achieve higher peak of what is commonly called 'art'. Consequently, the decision of the wood as the main material of a mountain bivouac: it lends itself, thanks to its characteristics, to be used in many parts of this little shelter from the internal structure furnishings, from the roof to the buffering surfaces. In Italy, the modern construction techniques, has rediscovered the wood, which in many cultures and has always been the material of their homes, not only, has renewed his employment with the production of laminated wood, which provides a limited dispersion characteristics and consequently an increased safety of use, and the technology of wood and wood prestressed concrete. Among all types of wood, was chosen for obvious reasons of supply and continuity of tradition, the larch: this tree is called "pioneer", as it grows in the higher areas and rugged mountain, clinging with its roots on the rocky ground and feeds on the substance that gives the little land. Its growth is so slow, and forge its trunk in dense rings giving a light and durable. The larch therefore well suited to the spirit of a mountain bivouac: lightweight, durable, lonely.
 
THE PROTECTION OF THE ALPINE LANDSCAPE
From the first moment, in the conception of the alpine hut, I asked myself: "using materials such as wood and trying to create a building fast assembly, how long will I sacrifice to its shape and its appearance to get a good insertion in the landscape? ". Many alpine huts are prefabricated structures fell from above by helicopter on site, previously fitted with a small and basic and leveling the ground with nails driven into the rock to wait for the metal rods to be fixed. Are small containers of metal, fully colored in red, with the barrel vault: hot in summer and cold in winter. Of course, referring to the charges, are great. The most with the least. And on closer inspection, so all painted red, are very sure: visible from miles away, with sun or rain, fog or snow. Now our eye is accustomed to hikers: it is normal to see the blue sky above us, the white of the snow-capped peaks, the gray of the rock at sunset is pink, lower light gray scree with the end of the pine mugo, and then the dark green of the pine forests, and there in the middle: a "can of coke". Protect the alpine landscape: Use materials and traditions of a people, the ones that are in harmony with the land, reclaiming the archetypal forms.
 
THE DREAM
"... I had no more breath the last climb to the hut was the steepest of the entire route. I struggled to put one step in front of the other, but I know the rules of the march: he who hesitates is constantly double effort. Finally, by looking carefully at the path, I noticed the ground floor being: I raised my head and saw, a hundred meters away from me, the hut. Set a goal and then reach it day after day, for a week each summer. The time it takes to return themselves. As the African working, and occasionally takes a break: to be filmed by his shadow, he says.
I was intrigued by the small building, I could not put an eye on the trail and the mountains that could be seen from up more than that in the above: it was not the usual red tin. Its shape was triangular, net: a silver roof shingles to which they had risen suddenly the house, and there he remained. A number of magic: a glass still standing on the table after you have removed skilfully and at one stroke the cloth that covered him. In front of the unusual admission, an iron pole held a tricolor flag in the wind as lively as worn and chipped: the rod was painted red, and everything seemed to be a big needle that is stuck a piece of cloth. In fact, mo 'heads, was a small globe faceted, round mirror, which inflamed the last rays of the sun. Who knows how far you could see. As I approached my eyes could see new details: the ridge of the roof was much sticking out of the front entrance, to cover a small balcony mezzanine floor, reached by a stair of rock formed by a boulder placed there on purpose. Around the big stone grew the grass that step could already tell stories of the past. By analogy, I was reminded of the image of a Japanese house: the polished stones arranged to form a path, a block that acts by step, and over a raised terrace of wooden planks. As I climbed, I noticed a tube coming out of the center of one of the flaps of the cover: looking up, I saw it was blackened at the tip, and ended with a double T-shaped The chimney of a stove: in the evening would be cooked with fire, and thanks to its light and its heat would be sung late. With these thoughts I opened the latch of the door and walked in the door: the interior of the hut was completely larch, and the structure could be read without concealment, completely sheltered from the outside rear-end collision. The look was simple but nice, simple and functional together. Taking the first steps I saw four small benches, and the two opposite walls folded two tables, one larger and one smaller, both hinged on one side and a triangle on the other leg. At the center of the room, was a narrow sense as well as a space for the night. To the right was placed the small stove, left a moving day consists of various shelves that fit the inclination of the wall: resting on them, candles and a few objects vagabonds. Over the bottleneck, up to the bottom wall, were three bunks to the ground, plus a sideways above these, with a hanging ladder. Retracing my steps, I saw a sheet hung beside the door: the headline read "hut: instructions for use" [...]"
 
THE PROJECT
The first step of the design: the shape. Form follows function, but in a natural environment is not man-made, one must also take into account the protection of the landscape. The triangular shape recalls the construction of tradition: the roof with two slopes are very inclined, usually covered with larch shingles.
Structure to meet the requirements of light weight, portability and easy installation on site.
Lightness: the elements of the structure are not full section, but box. The mass of the material, which must respond to the stresses, is moved from the neutral axis for convey in areas where maximum are the compression and traction. The technology employed is that of wood prestressed: a series of elements, held together by the nodes, in a state of constraint given by steel cables post-compressed.
Transportability: all the elements of the article must be transported to the desired location without the use of any means or helicopter. The site is not accessible if you do not walk away path. It has been speculated use of donkeys: therefore, in addition to the light, he responded to a size requirement. The elements do not exceed the extent of 1 meter.
Easy mounting: the people you choose to install the hut are mountain guides, rangers, mountain climbers, hikers. The ease of assembly is made possible thanks to the lower number of elements, following a precise standardization.
The installation of the hut will be conducted by a team of 4 people, plus 1 man who will be responsible for leading a group of donkeys to transport the material, and then return to the valley the next day.
Day 1: travel and arrival at destination, discharge material; overnight in a tent;
Day 2: mounting structure; overnight inside;
Day 3: secondary work completed; overnight in the hut;
Day 4: arrival of the group of Alpine for S. Mass and the "baptism" of the hut; return to the valley.